Sfruttamento sessuale

A differenza di vent’anni or sono, quando nessuno osava affrontare la questione, lo sfruttamento sessuale è oggi argomento ampiamente e pubblicamente discusso. L’immagine che ne scaturisce è però sovente caricaturale: le cronache di casi assai brutali o le circostanze nelle quali una persona viene erroneamente incolpata influenzano la nostra percezione del problema e la nostra opinione al riguardo. Dimentichiamo che molti protagonisti sono ancora circondati da sospetti o si rimprovera loro di avere qualche colpa, e che lo sfruttamento sessuale di bambini viene perpetrato ovunque ogni giorno, soprattutto nei luoghi in cui i bambini si sentono al sicuro. 

Lo sfruttamento sessuale non conosce origini etniche, livello d’istruzione, strato sociale o appartenenza religiosa. Sovente esso è riconducibile a sentimenti misogini e ostili ai bambini, secondo i quali i bambini dovrebbero essere sottomessi agli uomini e costoro avrebbero ogni diritto di soddisfare le proprie esigenze dimostrandosi l’individuo dominante a livello sessuale.

L’«orco» non è quasi mai una persona sconosciuta, è un papà, un patrigno, più raramente una mamma o una matrigna, fratelli, parenti, conoscenti o persone delle quali la vittima si fida, come sacerdoti, allenatori, insegnanti, assistenti. Nella maggior parte dei casi, gli abusi sessuali nei confronti dei maschietti sono perpetrati da conoscenti, più raramente, rispetto alle femminucce, da membri della famiglia. Un quarto dei colpevoli è rappresentato da estranei.

Gli abusanti, anche se le vittime sono maschietti, sono in maggioranza uomini. Ma il problema degli abusi sessuali coinvolge in misura crescente anche le donne: si calcola che circa il 10% delle azioni violente ai danni di bambine sia opera di donne, percentuale che sale al 25% quando le vittime sono bambini.

È considerata sfruttamento di minori ogni azione perpetrata da una persona adulta con o a un o una minore, il cui obiettivo sia l’eccitamento o la soddisfazione sessuale dell’adulto, persona fisicamente e intellettualmente superiore alla vittima. Il reo sfrutta proprio questa posizione di forza e la subordinazione del bambino per soddisfare mediante la sessualità le sue esigenze di potere e dominio.

Non esistono cifre ufficiali che descrivono la portata del problema, ma i cosiddetti dati sommersi sono preoccupanti: i bambini interessati dal problema sono molti, si considera che una donna su 3-4 e un uomo su 7-10 durante l’infanzia siano stati vittime di abusi sessuali. Le stime comprendono anche le violazioni non ripetute e le azioni senza contatto fisico, come gli esibizionismi. Circa i due terzi delle vittime sono bambine, un terzo bambini.

I più colpiti sono i bambini tra i sette e i dodici anni. Una parte di loro vive questa brutale esperienza solo una volta, ma molti subiscono abusi sessuali ripetutamente, talvolta per anni, segnatamente quando l’abusante, per parentela o altro, è spesso a contatto con la vittima.
I bambini hanno bisogno di maggiore protezione in rete

Berna, 29 marzo 2010



"Chi naviga con prudenza naviga con intelligenza!"

La Fondazione Svizzera per la Protezione dell’Infanzia e Action Innocence hanno deciso di unire le forze e lanciare una grande campagna in tutta la Svizzera per la prevenzione dei rischi connessi alle nuove tecnologie di informazione e comunicazione. Al centro di questa campagna c’è netcity.org, un gioco online incentrato sulla prevenzione, che intende raggiungere i bambini in modo giocoso e divertente e renderli consapevoli dello strumento che dovranno conoscere meglio.

L’obiettivo di netcity consiste nel mostrare ai bambini come navigare in maniera responsabile. Con il gioco i bambini imparano ad apprezzare le grandi possibilità del web e, nel contempo, a riconoscere chiaramente i rischi ad esso collegati. L’approccio preventivo di netcity intende consentire ai bambini di passare da una protezione passiva a un approccio attivo e responsabile.